Pausilya, il nome dalle stesse radici di quello di Posillipo.. L’abbiamo inventata figlia di Mithra e della sirena Parthenope, amanti su quel golfo di mare.  Raccontiamo qui la sua nuova leggenda.
Nell’antica e colta terra di Persia abitava da tempi millenari il dio Mithra, giunto dal continente indiano del profondo oriente, discendente dalla stirpe del supremo e multiforme Vishnu dalle quattro braccia, il protettore dell’Universo, seconda entità della divina Trimurti rappresentante il Brahman, il Dio astratto.
Dello stesso Vishnu il divino Mithra aveva la forma umana e il duale colore blu e bianco-cenere della pelle e in qualità  di suo rappresentante aveva esercitato le proprie doti di scrittore per conservare l’equilibrio del mondo umano quando, vicino a Vishnu, abitava sul monte Garuda.
Nella sua nuova  terra più ad occidente, Mithra viveva al centro di una immensa caverna a forma di uovo universale, dalla volta costellata di pietre scintillanti che formavano le dodici costellazioni celesti, ed aveva sempre con sé l’eterno serpente del Tempo.
Un giorno Mithra fu offeso dal comportamento della propria moglie e decise di allontanarsi dalla sua casa “per la protezione dei giusti e, per ristabilire i princìpi della religione e della rettitudine “, inseguendo il suo Sole ancor più ad occidente. Giunse al centro di un mare circondato dalle terre, là dove il Titano Chronos avevano lottato contro il padre Urano su istigazione della madre Gaia. Mithra fu attratto dalla divina sfumatura di blu di quel mare così unico.
Adagiata al sole sullo scoglio di Megaride, scorse la sirena Parthenope, dal florido seno nudo e avvolto il grembo dalle azzurre squame della sua pinna, e sentì l’antica attrazione della sua stirpe per quel corpo di divina donna multiforme.
Al primo sguardo, Parthenope ammirò quel dio straniero dal corpo di uomo blu come il suo mare: subito se ne innamorò e lo desiderò nel suo grembo.
Al di là di una cinta di massi che Parthenope aveva diposto in terraferma per la costruzione della sua greca città di umani, la sirena condusse il dio Mithra alle prime pendici del vicino promontorio, dove il paesaggio struggente sul mare sapeva donare l’armonia dello spirito anche ad un dio straniero, e lì giacquero uniti in una piccola caverna discreta e, all’acne del loro unisono d’amore, la roccia tufacea si ruppe e ne uscì vergine uno zampillo di acqua purissima. Da quel primo getto nacque, bambina dalla pelle di leggero azzurro e dai capelli biondi come il tufo da cui stillavano gocce di prezioso fango miracoloso, una naiade di sorgente dolce, ninfa pegea di segreta acqua guaritrice.
Vergine adulta, prese il nome greco di Pausilya, lo stesso di quella collina di costa dove si avvolgeva delle energie del mare donate dalle vicine ninfe Nereidi, in memoria della sua madre sirena mentre la vedevano discreta, al fianco del virgineo mago Virgilio dai dolci versi, ascoltare quelle stesse profezie che il divino padre indo-persiano le aveva narrato.
Ancora oggi, la vergine Pausilya fa sgorgare la sua dolce e fredda acqua da quella  caraffa d’oro a forma di conchiglia, lucente come il sole, che la madre Parthenope aveva ricevuto in dono dall’amante Mithra nel suo ultimo saluto.

Tuttora, nelle vene di tufo giallo della sorgente, nasce spontaneo il biondo fango millenario di Pausilya Therme.

Ninfe
Nella mitologia greca, le ninfe erano viste demoni femminili della natura, figlie di Zeus, che rappresentano l´aspetto femminile puro ed incontaminato e che facevano spesso parte della corte di Dee e Dei di importanza maggiore.
Immaginate come donne giovani e belle, alle volte mortali, altre volte immortali, le ninfe personificavano le forze divine dei monti, dei boschi e degli alberi, delle acque, dei luoghi e anche di città e stati.
Le ninfe simboleggiavano le forze della natura nelle loro forme più semplici sorridenti e propizie. Abitavano solitamente nei luoghi ove la Natura era più gentile e più bella.
Trascorrevano il tempo in armonia, cantando e danzando, amavano tessere e filare. Appassionate di musica e di danza si esprimevano con giochi, danze, apparizioni fantastiche e piacevoli e ingenue vicende d´amore. Avevano una parte importante nella mitologia, a causa dei loro amori con uomini e Dei, e nella religione popolare.
In tutto il mondo greco venivano adorate proprio come dee, ma non in pubblico; si facevano alle ninfe offerte in privato (non sanguinose, ma di latte, di olio, di miele, di vino, di ghirlande di fiori) per ottenere la loro protezione e il loro aiuto: esse avevano il potere di indovinare il futuro, erano ispiratrici, guaritrici, e offrivano protezione alle donne durante il parto.
Le ninfe si differenziavano in diverse tipologie, che prendevano il loro nome dal luogo in cui vivevano e che proteggevano con la loro presenza.
Nereidi: le cinquanta figlie di Nereo, dio marino con il dono della profezia e capace di assumere qualsiasi forma, e di Doride. Sono considerate le ninfe protettrici del mar Mediterraneo, marine a differenza delle naiadi, ninfe delle acque dolci, e delle Oceanine, ninfe degli oceani e figlie del dio Oceano. Dalle profondità del mare dove vivevano, salivano in superficie per aiutare i marinai. Erano immortali e facevano parte del corteo di Poseidone (o Nettuno per i romani), dio greco del mare, a cavallo dei delfini e accanto ai tritoni. Tra di esse sono famose Teti, la madre dell’eroe Achille; Galatea, che rifiutò l’amore del tremendo Polifemo; Anfitrite, la sposa di Poseidone, che viaggiava su un cocchio trainato da tritoni; Calipso, l’amante dell’eroe Ulisse che per ben sette anni fu trattenuto dalle sue grazie.
Oceanine: Sono le numerosissime figlie generate dal dio Oceano con la titanide Teti, una delle divinità primordiali della teogonia ellenica, che impersonava la fecondità “femminile” del mare. Come le Naiadi, esse personificano i ruscelli e le sorgenti, e talvolta alcune vengono classificate ora nell´uno, ora nell´altro gruppo delle divinità minori.
Naiadi: le ninfe dell´acqua nelle sue diverse forme che personificano la fonte o il fiume che abitano, a volte singolarmente, a volte in gruppo come sorelle. Godono di grande longevità ma sono mortali.
Nelle leggende e nelle genealogie dei mitografi la loro origine è variabile: secondo Omero sono figlie di Zeus, per altri discendono dal dio Oceano, oppure sono le figlie del dio del fiume nel quale abitano.
Ogni fonte ha una Naiade, protagonista della sua personale leggenda, come nel caso della ninfa Aretusa, protetta da Artemide e, come lei, sdegnosa dell´amore, la cui sorgente sbocca vicino Siracusa.
Le Naiadi avevano la fama di essere guaritrici e gli infermi bevevano l´acqua delle loro fonti o vi si bagnavano. A volte, invece, il bagno era considerato sacrilego ed era punito con una vendetta, per lo più espressa in forma di malattia misteriosa.
Amadrìadi: Conosciute anche come fate degli alberi, non a caso gli è stato dato questo nome, perchè tali fate si possono trovare solo vicino al loro albero. Secondo antichissimi miti, ogni Amadriade nasceva con un albero da custodire e viveva nell´albero stesso, oppure nelle sue immediate vicinanze. 
Sono entità molto timide che non si staccano mai dal loro albero, se non per pochi passi. Se per qualsiasi motivo l´albero dovesse morire le Driadi ne seguono il destino mentre le Amadriadi possono allontanarsi.
Oreadi: sono le ninfe dei monti, figlie di Nereo e Doride e seguaci di Artemide. Sulla testa portavano un diadema chiamato ninfale. Nutrici di infanti o protettrici di giovinette, mutavano la loro abituale benevolenza in ostilità, quando venivano colte da occhi indiscreti. In quei casi si vendicavano apparendo dalle acque di una fonte a un uomo mandandolo fuori di senno, in preda a follia profetica.
•    A volte le Ninfe accompagnavano altre divinità, ad esempio seguivano Diana nella caccia o Apollo col suo carro. Spesso si spostavano in compagnia di Dioniso, frequentando soprattutto le altre divinità della natura come Sileno e i Satiri. Tra le ninfe  più note ricordiamo Maia, la madre di Hermes, Eco famosa per il mito di Narciso ed ancora Siringa, la ninfa amata da Pan.